volantinaggio alla Mangiagalli, dove non si manda via chi chiede di abortire
Giovedì 3 giugno, dalle 8 alle 10 circa, faremo un volantinaggio davanti a “La Mangiagalli“. Oltre a distruibuire il volantino informativo sulla ry486, ecco cosa andremo a dire:
Ogni giorno le ginecologhe e i ginecologi non obiettori di coscienza della clinica Mangiagalli di Milano devono rispondere alla richiesta di interruzione di gravidanza da parte di pazienti respinte dagli altri, soprattutto quelli in provincia di Milano. Che non le accettano perché “non hanno posto” oppure “non lo fanno nel mio ospedale”.
Questo vale sia per la pillola abortiva RU486, ma anche per l’interruzione di gravidanza chirurgica.
Qui in Mangiagalli si accettano 35-36 IVG alla settimana, più gli aborti oltre il primo trimestre per anomalie fetali (essendoci un affollato centro di diagnosi prenatale) più le richieste di aborto farmacologico con l’RU486 (per ora molto poche, vista la modalità di ricovero ordinario per tre giorni richiesta dalle istituzioni regionali e statali, una procedura disincentivante e non giustificata da evidenze scientifiche). Così si creano lunghe liste d’attesa, mentre in altri ospedali non si garantisce l’assistenza dovuta.
Tutte le strutture ospedaliere dovrebbero essere tenute per legge a fornire il servizio, nonostante sia garantita anche l’obiezione. E’ scritto nella legge 194 all’articolo 9: Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita’ previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilita’ del personale.
Così, mentre in Mangiagalli si fa ciò che è prescritto dalla legge 194, pur tra mille difficoltà, molte altre strutture sono inadempienti e violano il diritto alla salute, che è un diritto costituzionale.
Chi governa la sanità in Lombardia non fa nulla per rimediare a questo mancato adempimento della legge. E la violazione del diritto alla salute si traduce in violenza sulle donne.
Come controllare che la legge venga applicata da tutti gli ospedali in misura adeguata alle richieste del loro territorio?
Crediamo che quando un diritto è messo in discussione il problema sia della collettività, non solo del singolo individuo.
Tu che cosa ne pensi?